Il fatto che di norma recensisco i fumetti un bel po' di tempo dopo averli letti e che li leggo un bel po' dopo averli comprati sta mettendo in crisi la mia coscienza. Il fatto è che in queste settimane in edicola sta uscendo una collana di fumetti molto interessanti ad un prezzo decisamente conveniente ed in una veste grafica abbastanza buona. Escono uno la settimana, abbinati al Corriere della Sera (ma li ho comprati anche senza quotidiano) ed io probabilmente recensirò il primo quando sarà già stato pubblicato l'ultimo e quindi quando ormai sarà troppo tardi per andare in edicola a comprarli.
Pertanto ho deciso di scardinare lo spaziotempo del mio blog per annunciarvi (già in colpevole ritardo, ma era necessario per riuscire a leggere qualcosa) che questa collana è molto valida e merita di essere seguita. Aggrappatevi colle unghie all'edicolante e vedete se riesce a recuperarvi i numeri già usciti. E non perdete quelli che usciranno, ovviamente.
I riferimenti li trovate sul sito Store del Corriere della Sera, dove, in effetti, potete anche comprarli online se l'edicolante non li trova più.
Saranno 20 numeri, molti dei quali erano già in mio possesso in edizioni più costose, ahimé.
Costano 7,90 €, brossurati, di solito a colori, il numero di pagine è variabile.
Questo l'elenco delle uscite, con un mio brevissimo commento a margine:
Persepolis di Marjane Satrapi - famoso, meritatamente
Cronache di Gerusalemme di Guy Delisle - interessante ma totalmente privo di ritmo
Valzer con Bashir di Ari Folman, David Polonsky - bello
Fax da Sarajevo di Joe Kubert - non l'ho ancora letto
Quaderni Ucraini di Igort - molto bello e molto duro
Capire Israele di Sarah Gliden - un po' superficiale ma comunque interessante
Zahara’s Paradise di Amir & Khalil - altra storia bellissima e dolorosissima
Palestina di Joe Sacco - stile troppo underground per i miei gusti ma comunque interessante
Fin qui i volumi già pubblicati.
Ecco invece le prossime uscite:
No pasaran di Vittorio Giardino - non lo conosco
La seconda volta che ho visto Roma di Marco Corona - è un inedito
Pyongyang di Guy Delisle - non lo conosco
Castro di Reinhard Kleist - l'ho comprato ma non l'ho ancora letto
Goradze di Joe Sacco - non lo conosco
Marzì di S.Savoia - non lo conosco
Shenzen di G.Delisle - non lo conosco
Dove la terra brucia di Cannatella e Galeani - non lo conosco
Cronache birmane di Guy Delisle - non lo conosco
Morti di sonno di Reviati - bello, malinconico, non molto giornalistico ma toccante
Bye bye babylon di Ziadé - l'ho comprato ma non l'ho ancora letto
Diario italiano di David B - non lo conosco
Sulla base della qualità dei volumi già pubblicati penso proprio che comprerò tutte le nuove uscite, anche se sono un po' perplesso su Delisle, di cui compaiono in tutto ben quattro titoli. Non che sia malaccio, anzi, ma sto facendo una gran fatica per leggermi "Cronache di Gerusalemme": non basta il numero di pagine a farne un romanzo (o novel), si tratta invece di una specie di raccolta di gag che durano una o poche pagine. Leggere tutto un volume così strutturato per me è molto faticoso, ma forse è un limite solo mio.
Insomma, mettete mano al portafogli e buona lettura!
mercoledì 12 giugno 2013
venerdì 7 giugno 2013
Stitches - Ventinove punti
Stitches - Ventinove punti
David Small
Rizzoli Lizard
Brossura con alette, 17x24, 336 p. B/N
€ 19,90

Anni'50 negli Stati Uniti. Un ragazzino di 14 anni affronta un intervento che lo segnerà per il resto della vita. La malattia, però, ed il suo epilogo chiurgico sono solo la punta dell'iceberg: il malessere del giovane David (il racconto è autobiografico) nasce dai conflitti della sua famiglia e dalle loro conseguenze. Genitori austeri e distaccati, che a malapena riescono a convivere pacificamente a patto però di seppellire gravissimi problemi di coppia sotto un asfissiante tappeto di silenzi. Figli non amati, forse non voluti, trattati con freddezza, cinismo, superficialità ma allo stesso tempo in modo oppressivo, frustrante e frustrato.
In un contesto del genere un bambino cresce male. Ha il morale fiaccato, reagisce in modo istintivo, ribelle, scontroso, provocando reazioni ancora peggiori. Il protagonista è un gracile ribelle che subisce la situazione, con ripercussioni anche psicologiche, e che non sa come uscirne finché, per fortuna, anni dopo trova qualcuno con cui parlare, aprirsi, riflettere e comprendere.
Senza timor di spoiler vi dico che c'è il lieto fine. Un lieto fine amaro, triste, ma anche confortante, se vogliamo: libero dalla cappa dell'ambiente familiare David riesce a diventare adulto, artista, professionista affermato, con le sue cicatrici (fisiche e psicologiche) ma finalmente capace di ripercorrere la sua esperienza e raccontarla agli altri in modo magistrale, sperando - immagino - che magari il racconto possa essere d'aiuto a qualcuno. E forse anche per un guizzo d'orgoglio, come si intuisce nell'ultima pagina del fumetto.
Small ha uno stile scarno, nodoso, espressionista, molto efficace nel rendere i cattivi sentimenti che pervadono il volume. Non ho gradito però l'uso pesante di ombreggiature scure, date con poca grazia, che spesso nascondono il disegno e lo rendono meno leggibile. Forse una scelta stilistica, forse una cattiva resa delle procedure di acquisizione e stampa. Il volume nel complesso è ben curato e la qualità della storia vale senz'altro il prezzo.
Un'ultima digressione un po' fuori tema: ultimamente è esploso il fenomeno Zerocalcare. Si tratta di un giovane autore che ammiro e seguo, sia sul blog che su carta. Mi è sembrato però che molti commenti sulla sua opera (principalmente al volume d'esordio "La profezia dell'armadillo", che ho recensito tempo fa) fossero assolutamente sproporzionati, quando lo si descrive come un autore che riesce a trattare argomenti seri ed impegnativi a dispetto dello stile ironico e nerd.
Be', senza nulla voler togliere alla bontà delle sue opere, secondo me un fumetto che riesce a trattare davvero argomenti seri ed impegnativi è questo, che li affronta di petto, parla chiaro e racconta tutto.
Zerocalcare nella sua "profezia" sfiora il tema del disagio giovanile accennando fugacemente alle vicende di una sua amica, morta giovanissima, di cui però in pratica non ci racconta niente. Che fosse affetta da anoressia lo apprendiamo fuori dal fumetto, nelle interviste all'autore. Nella storia, invece, assistiamo all'imbarazzo degli amici e poco più.
Qui Small ci racconta davvero cosa succede ad un bambino che cresce attraversando la malattia ed il disagio familiare. In questo caso la "discesa negli inferi", cui accennavo nell'altra recensione, dura 300 pagine ed è raccontata in prima persona.
Non è una critica a Zerocalcare, che ha realizzato un fumetto divertente ed intelligente, ma ad un modo di recensire i contenuti che mi pare trascuri il panorama complessivo e lo spessore di altre storie che sono state raccontate.
Per chiudere con un pensiero positivo, cito un dettaglio che nel corso della mia lettura ha fatto idealmente da ponte fra le due opere: anche Small come Zerocalcare ha iconizzato uno dei suoi personaggi ritraendolo con le sembianze del Bianconiglio di "Alice nel paese delle meraviglie". I meta-personaggi di Zerocalcare sono in buona compagnia.
David Small
Rizzoli Lizard
Brossura con alette, 17x24, 336 p. B/N
€ 19,90

Anni'50 negli Stati Uniti. Un ragazzino di 14 anni affronta un intervento che lo segnerà per il resto della vita. La malattia, però, ed il suo epilogo chiurgico sono solo la punta dell'iceberg: il malessere del giovane David (il racconto è autobiografico) nasce dai conflitti della sua famiglia e dalle loro conseguenze. Genitori austeri e distaccati, che a malapena riescono a convivere pacificamente a patto però di seppellire gravissimi problemi di coppia sotto un asfissiante tappeto di silenzi. Figli non amati, forse non voluti, trattati con freddezza, cinismo, superficialità ma allo stesso tempo in modo oppressivo, frustrante e frustrato.
In un contesto del genere un bambino cresce male. Ha il morale fiaccato, reagisce in modo istintivo, ribelle, scontroso, provocando reazioni ancora peggiori. Il protagonista è un gracile ribelle che subisce la situazione, con ripercussioni anche psicologiche, e che non sa come uscirne finché, per fortuna, anni dopo trova qualcuno con cui parlare, aprirsi, riflettere e comprendere.
Senza timor di spoiler vi dico che c'è il lieto fine. Un lieto fine amaro, triste, ma anche confortante, se vogliamo: libero dalla cappa dell'ambiente familiare David riesce a diventare adulto, artista, professionista affermato, con le sue cicatrici (fisiche e psicologiche) ma finalmente capace di ripercorrere la sua esperienza e raccontarla agli altri in modo magistrale, sperando - immagino - che magari il racconto possa essere d'aiuto a qualcuno. E forse anche per un guizzo d'orgoglio, come si intuisce nell'ultima pagina del fumetto.
Small ha uno stile scarno, nodoso, espressionista, molto efficace nel rendere i cattivi sentimenti che pervadono il volume. Non ho gradito però l'uso pesante di ombreggiature scure, date con poca grazia, che spesso nascondono il disegno e lo rendono meno leggibile. Forse una scelta stilistica, forse una cattiva resa delle procedure di acquisizione e stampa. Il volume nel complesso è ben curato e la qualità della storia vale senz'altro il prezzo.
Un'ultima digressione un po' fuori tema: ultimamente è esploso il fenomeno Zerocalcare. Si tratta di un giovane autore che ammiro e seguo, sia sul blog che su carta. Mi è sembrato però che molti commenti sulla sua opera (principalmente al volume d'esordio "La profezia dell'armadillo", che ho recensito tempo fa) fossero assolutamente sproporzionati, quando lo si descrive come un autore che riesce a trattare argomenti seri ed impegnativi a dispetto dello stile ironico e nerd.
Be', senza nulla voler togliere alla bontà delle sue opere, secondo me un fumetto che riesce a trattare davvero argomenti seri ed impegnativi è questo, che li affronta di petto, parla chiaro e racconta tutto.
Zerocalcare nella sua "profezia" sfiora il tema del disagio giovanile accennando fugacemente alle vicende di una sua amica, morta giovanissima, di cui però in pratica non ci racconta niente. Che fosse affetta da anoressia lo apprendiamo fuori dal fumetto, nelle interviste all'autore. Nella storia, invece, assistiamo all'imbarazzo degli amici e poco più.
Qui Small ci racconta davvero cosa succede ad un bambino che cresce attraversando la malattia ed il disagio familiare. In questo caso la "discesa negli inferi", cui accennavo nell'altra recensione, dura 300 pagine ed è raccontata in prima persona.
Non è una critica a Zerocalcare, che ha realizzato un fumetto divertente ed intelligente, ma ad un modo di recensire i contenuti che mi pare trascuri il panorama complessivo e lo spessore di altre storie che sono state raccontate.
Per chiudere con un pensiero positivo, cito un dettaglio che nel corso della mia lettura ha fatto idealmente da ponte fra le due opere: anche Small come Zerocalcare ha iconizzato uno dei suoi personaggi ritraendolo con le sembianze del Bianconiglio di "Alice nel paese delle meraviglie". I meta-personaggi di Zerocalcare sono in buona compagnia.
giovedì 6 giugno 2013
Lo scontro quotidano
Lo scontro quotidano, vol. 1 e 2
Manu Larcenet
Coconino
Brossurato con sovracopertina, 17x24, 120/125 pp. Colore
€ 17,00 ciascun volume


La vita di Marco, un fotografo freelance, poco famoso e molto precario. Nonostante soffra di crisi di panico, decide di interrompere la terapia ed affrontare la vita con le sue sole forze. E' un po' "bamboccione", vorrebbe starsene tranquillo nella sua casetta di campagna col gatto, ogni tanto farsi le canne col fratello, ma poi deve fare i conti con l'arrivo dell'amore, le responsabilità, il metter su famiglia, il mondo del lavoro (il suo, quello di suo padre), la Storia... le difficoltà della vita.
Non c'è una trama epica. Lo scontro del titolo è fatto di piccole cose, microtrame di vita quotidiana che formano un quadro unitario sul vissuto del protagonista. Molto semplice ma molto reale, fresco e anche profondo.
Molte volte mi sono trovato a pensare alle storie che leggevo o che vedevo al cinema, chiedendomi se fosse possibile raccontare una storia avvincente senza ricorrere a scontri sovrumani, tragedie sconvolgenti, insomma senza premere a fondo sull'acceleratore dell'iperbole. La vita di ogni giorno può essere toccante e coinvolgente? Larcenet non dà sgassate. Racconta la vita di un uomo normale, eccezionale forse solo nella sua patologia, perché per fortuna gli attacchi di panico non sono pane quotidiano di ciascuno di noi. Un uomo un po' debole, come lo siamo tutti, ognuno a modo suo. Un uomo che come tutti deve affrontare le piccole crisi di ogni giorno, rompere un confortevole guscio di isolamento per poter gioire del calore umano, confrontarsi con gli altri sul lavoro, nel tempo libero, vivere in un mondo che non è esattamente quello che vorremmo.
Lo stile grafico semplice e grottesco di Larcenet funziona a meraviglia. Le facce "da pupazzo" dei protagonisti sono estremamente espressive. Le scene di panico, in un "rosso e nero" molto contrastato, danno i brividi. I lavori fotografici di Marco sono resi invece con un disegno al tratto che mostra forse una certa debolezza dell'autore nello stile prettamente realistico, ma che funzionano bene per come sono inserite nel contesto.
Larcenet è un autore prolifico (si veda la sua bibliografia su Wikipedia). Ho avuto modo di leggere solo due tomi di "Une aventure rocambolesque de...": Sigmund Freud e Vincent Van Gogh, entrambi molto intelligenti e gustosi. Coconino ha pubblicato anche "Ritorno alla terra" ed il primo volume di "Blast" che probabilmente mi procurerò a breve.
Manu Larcenet
Coconino
Brossurato con sovracopertina, 17x24, 120/125 pp. Colore
€ 17,00 ciascun volume


La vita di Marco, un fotografo freelance, poco famoso e molto precario. Nonostante soffra di crisi di panico, decide di interrompere la terapia ed affrontare la vita con le sue sole forze. E' un po' "bamboccione", vorrebbe starsene tranquillo nella sua casetta di campagna col gatto, ogni tanto farsi le canne col fratello, ma poi deve fare i conti con l'arrivo dell'amore, le responsabilità, il metter su famiglia, il mondo del lavoro (il suo, quello di suo padre), la Storia... le difficoltà della vita.
Non c'è una trama epica. Lo scontro del titolo è fatto di piccole cose, microtrame di vita quotidiana che formano un quadro unitario sul vissuto del protagonista. Molto semplice ma molto reale, fresco e anche profondo.
Molte volte mi sono trovato a pensare alle storie che leggevo o che vedevo al cinema, chiedendomi se fosse possibile raccontare una storia avvincente senza ricorrere a scontri sovrumani, tragedie sconvolgenti, insomma senza premere a fondo sull'acceleratore dell'iperbole. La vita di ogni giorno può essere toccante e coinvolgente? Larcenet non dà sgassate. Racconta la vita di un uomo normale, eccezionale forse solo nella sua patologia, perché per fortuna gli attacchi di panico non sono pane quotidiano di ciascuno di noi. Un uomo un po' debole, come lo siamo tutti, ognuno a modo suo. Un uomo che come tutti deve affrontare le piccole crisi di ogni giorno, rompere un confortevole guscio di isolamento per poter gioire del calore umano, confrontarsi con gli altri sul lavoro, nel tempo libero, vivere in un mondo che non è esattamente quello che vorremmo.
Lo stile grafico semplice e grottesco di Larcenet funziona a meraviglia. Le facce "da pupazzo" dei protagonisti sono estremamente espressive. Le scene di panico, in un "rosso e nero" molto contrastato, danno i brividi. I lavori fotografici di Marco sono resi invece con un disegno al tratto che mostra forse una certa debolezza dell'autore nello stile prettamente realistico, ma che funzionano bene per come sono inserite nel contesto.
Larcenet è un autore prolifico (si veda la sua bibliografia su Wikipedia). Ho avuto modo di leggere solo due tomi di "Une aventure rocambolesque de...": Sigmund Freud e Vincent Van Gogh, entrambi molto intelligenti e gustosi. Coconino ha pubblicato anche "Ritorno alla terra" ed il primo volume di "Blast" che probabilmente mi procurerò a breve.
mercoledì 5 giugno 2013
Sweet Salgari
Sweet Salgari
Paolo Bacilieri
Coconino Press
brossurato, 17x24, 160pp. B/N
€ 17,50

Non sapevo niente della vita di Emilio Salgari. Grazie a Bacilieri ho avuto modo di apprendere chi fosse l'uomo che ha creato Sandokan ed il Corsaro Nero, che leggevo da ragazzo.
E' il ritratto affettuoso di un simpatico cialtrone, affascinato dall'esotismo, appassionato di bisbocce, generoso come solo chi ha le mani bucate sa essere. Pare di capire che la miseria della sua famiglia non fosse dovuta solo agli scarsi compensi che gli venivano elargiti dagli editori, ma anche all'incapacità di gestire in modo assennato le sue finanze: finché c'erano soldi era festa per tutti e poi si tirava la cinghia fino all'occasione successiva per sperperare i nuovi incassi.
Con queste premesse, riesce ancor più drammatica la fine dello scrittore, suicida in modo cruento e disperato.
Bacilieri amministra sapientemente lo svolgersi della trama, con continui flashback sovrapposti che ci mostrano la vita di Salgari fin dall'infanzia. Il tono solitamente leggero riesce però ad essere estremamente dolente e drammatico in alcuni punti chiave, dando al volume uno spessore emotivo importante. I disegni sono caratterizzati dalla consueta linea chiara dell'autore e riescono a rendere efficacemente sia i toni leggeri che quelli più cupi.
Una storia che si legge facilmente, che strappa più di un sorriso e che lascia una sensazione di malinconia che dura a lungo.
Paolo Bacilieri
Coconino Press
brossurato, 17x24, 160pp. B/N
€ 17,50

Non sapevo niente della vita di Emilio Salgari. Grazie a Bacilieri ho avuto modo di apprendere chi fosse l'uomo che ha creato Sandokan ed il Corsaro Nero, che leggevo da ragazzo.
E' il ritratto affettuoso di un simpatico cialtrone, affascinato dall'esotismo, appassionato di bisbocce, generoso come solo chi ha le mani bucate sa essere. Pare di capire che la miseria della sua famiglia non fosse dovuta solo agli scarsi compensi che gli venivano elargiti dagli editori, ma anche all'incapacità di gestire in modo assennato le sue finanze: finché c'erano soldi era festa per tutti e poi si tirava la cinghia fino all'occasione successiva per sperperare i nuovi incassi.
Con queste premesse, riesce ancor più drammatica la fine dello scrittore, suicida in modo cruento e disperato.
Bacilieri amministra sapientemente lo svolgersi della trama, con continui flashback sovrapposti che ci mostrano la vita di Salgari fin dall'infanzia. Il tono solitamente leggero riesce però ad essere estremamente dolente e drammatico in alcuni punti chiave, dando al volume uno spessore emotivo importante. I disegni sono caratterizzati dalla consueta linea chiara dell'autore e riescono a rendere efficacemente sia i toni leggeri che quelli più cupi.
Una storia che si legge facilmente, che strappa più di un sorriso e che lascia una sensazione di malinconia che dura a lungo.
giovedì 2 maggio 2013
Furari - Sulle orme del vento
Furari - Sulle orme del vento
Jiro Taniguchi
Rizzoli-Lizard
Brossura con alette, 17x24, 216 pp. B/N
€ 17,00

Un pensionato baby con un sacco di tempo libero decide di farsi delle gran passeggiate. Invece che andare a guardare i cantieri che lavorano, si mette a contare i propri passi per tracciare una mappa della città.
E' a tal punto solerte e motivato che l'imperatore gli dice: "Ma perché non te ne vai a misurare tutto il Giappone?" e fu così che il pensionato passò il resto dei suoi anni scarpinando su e giù per il paese.
Questa più o meno la storia di Ino Tadataka, protagonista di questo fumetto.
Taniguchi però ci mette del suo ed immagina che Tadakata avesse un formidabile spirito di immedesimazione con gli animali che vedeva intorno a sé, al punto di ritrovarsi immerso in vertiginosi sogni ad occhi aperti in cui attraversava i cieli in volo con i nibbi e le libellule, parlava coi ciliegi, passeggiava sui tetti come i gatti, scarpinava con le formiche fra foreste di steli d'erba e nuotava nei fossi con le tartarughe.
A me Taniguchi piace. Credo di aver comprato tutto ciò che di suo è stato pubblicato in Italia. Quindi mi permetto di scherzare con un po' di affetto. Questo fumetto ripropone alcune caratteristiche tipiche dell'autore: la calma, la lentezza, l'attenzione a ciò che ci circonda, il silenzio, la fantasticheria. Tutto questo però, calato sulle vicende di Ino Tadataka, lo fa sembrare una specie di fricchettone ante-litteram, incline alle sbornie di sakè ed ai trip lisergici, con un risultato se vogliamo suggestivo ma anche piuttosto strampalato. Ne guadagna certamente in simpatia, questo strano personaggio che io invece mi immagino molto più pragmatico, determinato, puntiglioso. Non riesco ad immaginare altrimenti una persona che decide di misurare l'intero Giappone a piedi! Un figlio dei fiori non sarebbe riuscito a compiere un'impresa così imponente.
La visione di Taniguchi è leggera e poetica. E' comunque piacevole da leggere, anche quando trasforma un ragioniere in un poeta.
Jiro Taniguchi
Rizzoli-Lizard
Brossura con alette, 17x24, 216 pp. B/N
€ 17,00

Un pensionato baby con un sacco di tempo libero decide di farsi delle gran passeggiate. Invece che andare a guardare i cantieri che lavorano, si mette a contare i propri passi per tracciare una mappa della città.
E' a tal punto solerte e motivato che l'imperatore gli dice: "Ma perché non te ne vai a misurare tutto il Giappone?" e fu così che il pensionato passò il resto dei suoi anni scarpinando su e giù per il paese.
Questa più o meno la storia di Ino Tadataka, protagonista di questo fumetto.
Taniguchi però ci mette del suo ed immagina che Tadakata avesse un formidabile spirito di immedesimazione con gli animali che vedeva intorno a sé, al punto di ritrovarsi immerso in vertiginosi sogni ad occhi aperti in cui attraversava i cieli in volo con i nibbi e le libellule, parlava coi ciliegi, passeggiava sui tetti come i gatti, scarpinava con le formiche fra foreste di steli d'erba e nuotava nei fossi con le tartarughe.
A me Taniguchi piace. Credo di aver comprato tutto ciò che di suo è stato pubblicato in Italia. Quindi mi permetto di scherzare con un po' di affetto. Questo fumetto ripropone alcune caratteristiche tipiche dell'autore: la calma, la lentezza, l'attenzione a ciò che ci circonda, il silenzio, la fantasticheria. Tutto questo però, calato sulle vicende di Ino Tadataka, lo fa sembrare una specie di fricchettone ante-litteram, incline alle sbornie di sakè ed ai trip lisergici, con un risultato se vogliamo suggestivo ma anche piuttosto strampalato. Ne guadagna certamente in simpatia, questo strano personaggio che io invece mi immagino molto più pragmatico, determinato, puntiglioso. Non riesco ad immaginare altrimenti una persona che decide di misurare l'intero Giappone a piedi! Un figlio dei fiori non sarebbe riuscito a compiere un'impresa così imponente.
La visione di Taniguchi è leggera e poetica. E' comunque piacevole da leggere, anche quando trasforma un ragioniere in un poeta.
giovedì 11 aprile 2013
Black Kiss
Black Kiss
Howard Chaykin

Dice la Wikipedia in inglese: "Black Kiss is a hardboiled erotic American comic book limited series written and drawn by Howard Chaykin, which was originally published in 1988 by Vortex Comics".
Dunque una miniserie, scritta e disegnata da Chaykin, pubblicata nel 1988 e di genere hardboiled/erotico.
Chaykin è autore noto ed affermato, caratterizzato dal suo cinismo e da un sarcasmo caustico. Se aggiungiamo il tema pruriginoso dell'opera, abbiamo realizzato un mix irresistibile per qualsiasi lettore di fumetti occidentali. Ma siccome sono portato per natura a diffidare delle occasioni ghiotte, anziché accontentarmi delle decine di siti che magnificavano l'originalità e la scabrosità del volume, ho preferito rivolgere una prece a San Pirtupìr e dargli una buona lettura in anteprima, per decidere se davvero fosse un'opera così imprescindibile.
E sia lodato il santo, perché stavolta avrei commesso un errore madornale acquistando questo volume.
Sia ben chiaro: sui gusti non si discute e se sono l'unico a lamentarsi di quest'opera un motivo ci sarà. Io vi spiego il mio punto di vista. A voi poi decidere se sono un depravato senza speranza o se magari è il caso di pensarci su.
Per necessità di argomentazione dovrò fare un paio di generici SPOILER. Siete avvertiti!
Se volete farvi sorprendere dall'originalità della trama, non proseguite oltre.
.
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La storia si svolge in una Los Angeles piena solo di gente corrotta (politici, poliziotti, puttane, nipotine, preti, jazzisti, mafiosi, satanisti, vampiri, non se ne salva uno) tutti presi ad fottersi a vicenda, sia metaforicamente che praticamente. Il sesso è strumento di potere, ma anche debolezza e perversione, e si manifesta ogni tre per due, anche se di solito in rappresentazioni molto "pudiche": nessuna inquadratura realmente pornografica e solo un paio di piselli in bella mostra, tutto il resto si svolge fuori dal bordo delle vignette o nascosto dalla prospettiva dell'inquadratura. Erotismo? Forse. Personalmente, visto il taglio dato alla storia, la trovo una scelta intrapresa solo a metà.
In realtà il desiderio dell'autore è di dimostrare che tutti sono marci ed hanno i loro sporchi segreti, svelandoli uno per volta nel corso della storia in un susseguirsi di colpi di scena davvero frenetico che non ho apprezzato molto.
Ora, per essere giusti, è necessario fare un passo indietro e ripescare la prima riga di questo post: "published in 1988" ed aggiungiamo "in the USA". Un fumetto statunitense dell'88 che non fosse specificamente rivolto al mercato della pornografia ma che contenesse piselli, travestiti e sesso anale poteva effettivamente risultare scandaloso.
Ma sono passati tanti anni! (un quarto di secolo, per la precisione)
Al cinema, anche statunitense, travestiti e sesso anale sono stati sdoganati un bel po' di tempo fa: "La moglie del soldato", che ritraeva uno scioccato Stephen Rea vomitarsi sui piedi alla scoperta che la sua bella aveva un pendaglio fra le gambe, è un film (inglese) del 1992 che ha preso (negli USA) un Oscar e svariate nomination. Nell'Italia dei Marrazzi e dei Lapi Elkan la frequentazione di travestiti è diventata ormai fenomeno di costume. Roba da scandaletti per stampa free.
Forse i piselli su schermo fanno ancora scandalo negli USA, mentre in Italia direi che ormai non ci badiamo più. Per quanto mi riguarda, il tabù del nudo integrale maschile in video fu infranto dal uno sceneggiato RAI in prima serata negli anni settanta (forse "L'amaro caso della baronessa di Carini", ma non potrei scommetterci) e quindi, francamente, mi pare che stiamo disquisendo di questioni superate da eoni.
Fra l'altro si potrebbe fare della dietrologia psicanalitico/sessista considerando che non esiste una sola vera donna che sia ritratta in questo fumetto come persona intelligente e padrona del proprio destino. Certo, anche gli uomini sono tutti un po' fantocci, quindi questa è un'accusa abbastanza oziosa, ma non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione che il buon Chaykin fosse piuttosto misogino.
E quindi, alla fine, che rimane?
Rimane un torbido e disincantato thriller in bianco e nero in cui la prurigine sessuale è irrimediabilmente datata e che non si può proprio descrivere nel 2013 come "trasgressivo".
A questo punto preferisco riprendere dalla libreria uno qualsiasi dei volumi del Sin City di Frank Miller (pubblicato inizialmente nel '91), che mi hanno dato molte più soddisfazioni.
PS:
Sono andato a controllare. Il nudo maschile RAI di cui parlavo era in realtà dei primi anni ottanta: Sergio Fantoni in "Delitto di stato".
PPS:
Novità dell'ultimo momento: pare che un capitolo di "Saga" di Brian K. Vaughan e Fiona Staples (di cui ho letto il primo volume con molto gusto, fra qualche mese forse la recensione) sia stato censurato da Apple perché raffigurante sesso orale omosessuale. Ecco, diciamo che nel 2013 per scandalizzare qualcuno tocca ancora tornare al vecchio tabù del sesso gay fra semplici maschi...
Howard Chaykin

Dice la Wikipedia in inglese: "Black Kiss is a hardboiled erotic American comic book limited series written and drawn by Howard Chaykin, which was originally published in 1988 by Vortex Comics".
Dunque una miniserie, scritta e disegnata da Chaykin, pubblicata nel 1988 e di genere hardboiled/erotico.
Chaykin è autore noto ed affermato, caratterizzato dal suo cinismo e da un sarcasmo caustico. Se aggiungiamo il tema pruriginoso dell'opera, abbiamo realizzato un mix irresistibile per qualsiasi lettore di fumetti occidentali. Ma siccome sono portato per natura a diffidare delle occasioni ghiotte, anziché accontentarmi delle decine di siti che magnificavano l'originalità e la scabrosità del volume, ho preferito rivolgere una prece a San Pirtupìr e dargli una buona lettura in anteprima, per decidere se davvero fosse un'opera così imprescindibile.
E sia lodato il santo, perché stavolta avrei commesso un errore madornale acquistando questo volume.
Sia ben chiaro: sui gusti non si discute e se sono l'unico a lamentarsi di quest'opera un motivo ci sarà. Io vi spiego il mio punto di vista. A voi poi decidere se sono un depravato senza speranza o se magari è il caso di pensarci su.
Per necessità di argomentazione dovrò fare un paio di generici SPOILER. Siete avvertiti!
Se volete farvi sorprendere dall'originalità della trama, non proseguite oltre.
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La storia si svolge in una Los Angeles piena solo di gente corrotta (politici, poliziotti, puttane, nipotine, preti, jazzisti, mafiosi, satanisti, vampiri, non se ne salva uno) tutti presi ad fottersi a vicenda, sia metaforicamente che praticamente. Il sesso è strumento di potere, ma anche debolezza e perversione, e si manifesta ogni tre per due, anche se di solito in rappresentazioni molto "pudiche": nessuna inquadratura realmente pornografica e solo un paio di piselli in bella mostra, tutto il resto si svolge fuori dal bordo delle vignette o nascosto dalla prospettiva dell'inquadratura. Erotismo? Forse. Personalmente, visto il taglio dato alla storia, la trovo una scelta intrapresa solo a metà.
In realtà il desiderio dell'autore è di dimostrare che tutti sono marci ed hanno i loro sporchi segreti, svelandoli uno per volta nel corso della storia in un susseguirsi di colpi di scena davvero frenetico che non ho apprezzato molto.
Ora, per essere giusti, è necessario fare un passo indietro e ripescare la prima riga di questo post: "published in 1988" ed aggiungiamo "in the USA". Un fumetto statunitense dell'88 che non fosse specificamente rivolto al mercato della pornografia ma che contenesse piselli, travestiti e sesso anale poteva effettivamente risultare scandaloso.
Ma sono passati tanti anni! (un quarto di secolo, per la precisione)
Al cinema, anche statunitense, travestiti e sesso anale sono stati sdoganati un bel po' di tempo fa: "La moglie del soldato", che ritraeva uno scioccato Stephen Rea vomitarsi sui piedi alla scoperta che la sua bella aveva un pendaglio fra le gambe, è un film (inglese) del 1992 che ha preso (negli USA) un Oscar e svariate nomination. Nell'Italia dei Marrazzi e dei Lapi Elkan la frequentazione di travestiti è diventata ormai fenomeno di costume. Roba da scandaletti per stampa free.
Forse i piselli su schermo fanno ancora scandalo negli USA, mentre in Italia direi che ormai non ci badiamo più. Per quanto mi riguarda, il tabù del nudo integrale maschile in video fu infranto dal uno sceneggiato RAI in prima serata negli anni settanta (forse "L'amaro caso della baronessa di Carini", ma non potrei scommetterci) e quindi, francamente, mi pare che stiamo disquisendo di questioni superate da eoni.
Fra l'altro si potrebbe fare della dietrologia psicanalitico/sessista considerando che non esiste una sola vera donna che sia ritratta in questo fumetto come persona intelligente e padrona del proprio destino. Certo, anche gli uomini sono tutti un po' fantocci, quindi questa è un'accusa abbastanza oziosa, ma non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione che il buon Chaykin fosse piuttosto misogino.
E quindi, alla fine, che rimane?
Rimane un torbido e disincantato thriller in bianco e nero in cui la prurigine sessuale è irrimediabilmente datata e che non si può proprio descrivere nel 2013 come "trasgressivo".
A questo punto preferisco riprendere dalla libreria uno qualsiasi dei volumi del Sin City di Frank Miller (pubblicato inizialmente nel '91), che mi hanno dato molte più soddisfazioni.
PS:
Sono andato a controllare. Il nudo maschile RAI di cui parlavo era in realtà dei primi anni ottanta: Sergio Fantoni in "Delitto di stato".
PPS:
Novità dell'ultimo momento: pare che un capitolo di "Saga" di Brian K. Vaughan e Fiona Staples (di cui ho letto il primo volume con molto gusto, fra qualche mese forse la recensione) sia stato censurato da Apple perché raffigurante sesso orale omosessuale. Ecco, diciamo che nel 2013 per scandalizzare qualcuno tocca ancora tornare al vecchio tabù del sesso gay fra semplici maschi...
mercoledì 10 aprile 2013
Nocturno
Nocturno
Tony Sandoval
Tunué
Brossura, cm 17x24, 224 pp. Colore
€ 22,00

Uno strano cacciatore mascherato in un mondo fantastico crepuscolare e tetro.
Un giovane capellone che fugge dai problemi familiari e si tuffa nell'epica heavy metal per esserne travolto.
Una sorta di berserk che si impadronisce di lui trasformandolo in un combattente micidiale.
Un guerriero medievale implacabile che diventa demone e poi spirito malefico.
Una storia d'amore contrastata e dai forti tratti adolescenziali.
Mostri fantastici e mostri reali.
Creature fatate.
Sangue ed interiora.
Realtà, inconscio ed illusione si mescolano profondamente in questa storia. All'inizio in modo apparentemente scollegato: si è disorientati e non si capisce quale sia la realtà e quale il sogno. Poi, a storia ampiamente inoltrata, i rapporti si chiariscono ed organizzano.
La narrazione, nel complesso, è tutt'altro che lineare.
Tony Sandoval firma testi e disegni, ma il pieno possesso dell'opera non giova al prodotto finale. L'autore adotta tecniche diverse per differenziare i piani narrativi e per sottolineare gli sviluppi della trama: si alternano tavole in toni di grigio, tavole a colori digitali a volte più semplici a volte elaborati e quasi pittorici, tavole a matita nera e rossa, tavole ad acquerello pesante e cupo. Tutte hanno i loro pregi estetici, sono belle da vedere, efficaci dal punto di vista emozionale. Però, ai fini della narrazione, creano un gran guazzabuglio.
La trama ha lo stesso problema: procede a salti, avanti e indietro (temporalmente), dentro e fuori (mentalmente) ed anche un po' "di lato", quando la storia prende delle svolte tanto improvvise quanto radicali. Il "deus ex machina" è sempre dietro l'angolo, i fili della trama tornano sempre a ricongiungersi senza scampo: è una storia adolescenziale anche nella scrittura, col suo bisogno di chiudere tutti i cerchi, di rettificare tutti i quadrati, di recuperare tutto ciò che era in sospeso. L'effetto è piuttosto artificiale.
E, come se non bastasse, Sandoval disegna dei personaggi particolarmente grotteschi, con fisico esile ed affilato e testa tonda e gigante, con lineamenti del volto estremamente infantili.
Fa un effetto strano vedere il protagonista forse ventenne ma con la faccia di un bambino che affronta, pagina dopo pagina, cotte adolescenziali, carneficine, un esilio depresso, facendosi addirittura crescere una folta barba nera che sembra posticcia come una maschera di carnevale.
Penso che questa opera manifesti l'immaturità di Sandoval come autore completo. Forse è solo una sua scelta di libertà, ma per me che leggo è forte la sensazione che si confondano i piani dell'infanzia, dell'adolescenza e della maturità in un calderone un po' "bamboccione", in cui i ragazzini lottano come guerrieri (come sognano di fare i ragazzini) e gli adulti non si comportano da adulti (cosa che un ragazzino non conosce e, di conseguenza, non può raccontare).
Se non fosse per i pesantissimi riferimenti musicali metal, mi sarebbe venuto spontaneo definirlo un fumetto "emo" (corrente che invece, musicalmente, si rifà al punk).
Leggendolo, mi ero immaginato che l'autore fosse poco più che adolescente, mentre invece Sandoval all'epoca della prima pubblicazione di questo fumetto aveva già 32 anni.
In conclusione: il volume è bello, ben confezionato, ben illustrato (a parte quella barba finta). Il connubio trama/illustrazioni è suggestivo anche se molto caotico.
Se siete sognatori che amano farsi rapire dalle suggestioni, questa storia può darvi delle belle soddisfazioni.
Se invece siete puntigliosi come me, storcerete il naso per via della trama e dei personaggi, ma potrete comunque godervi un volume corposo che riempie gli occhi.
Qui la pagina DeviantArt di Tony Sandoval
Qui il suo blog
Tony Sandoval
Tunué
Brossura, cm 17x24, 224 pp. Colore
€ 22,00

Uno strano cacciatore mascherato in un mondo fantastico crepuscolare e tetro.
Un giovane capellone che fugge dai problemi familiari e si tuffa nell'epica heavy metal per esserne travolto.
Una sorta di berserk che si impadronisce di lui trasformandolo in un combattente micidiale.
Un guerriero medievale implacabile che diventa demone e poi spirito malefico.
Una storia d'amore contrastata e dai forti tratti adolescenziali.
Mostri fantastici e mostri reali.
Creature fatate.
Sangue ed interiora.
Realtà, inconscio ed illusione si mescolano profondamente in questa storia. All'inizio in modo apparentemente scollegato: si è disorientati e non si capisce quale sia la realtà e quale il sogno. Poi, a storia ampiamente inoltrata, i rapporti si chiariscono ed organizzano.
La narrazione, nel complesso, è tutt'altro che lineare.
Tony Sandoval firma testi e disegni, ma il pieno possesso dell'opera non giova al prodotto finale. L'autore adotta tecniche diverse per differenziare i piani narrativi e per sottolineare gli sviluppi della trama: si alternano tavole in toni di grigio, tavole a colori digitali a volte più semplici a volte elaborati e quasi pittorici, tavole a matita nera e rossa, tavole ad acquerello pesante e cupo. Tutte hanno i loro pregi estetici, sono belle da vedere, efficaci dal punto di vista emozionale. Però, ai fini della narrazione, creano un gran guazzabuglio.
La trama ha lo stesso problema: procede a salti, avanti e indietro (temporalmente), dentro e fuori (mentalmente) ed anche un po' "di lato", quando la storia prende delle svolte tanto improvvise quanto radicali. Il "deus ex machina" è sempre dietro l'angolo, i fili della trama tornano sempre a ricongiungersi senza scampo: è una storia adolescenziale anche nella scrittura, col suo bisogno di chiudere tutti i cerchi, di rettificare tutti i quadrati, di recuperare tutto ciò che era in sospeso. L'effetto è piuttosto artificiale.
E, come se non bastasse, Sandoval disegna dei personaggi particolarmente grotteschi, con fisico esile ed affilato e testa tonda e gigante, con lineamenti del volto estremamente infantili.
Fa un effetto strano vedere il protagonista forse ventenne ma con la faccia di un bambino che affronta, pagina dopo pagina, cotte adolescenziali, carneficine, un esilio depresso, facendosi addirittura crescere una folta barba nera che sembra posticcia come una maschera di carnevale.
Penso che questa opera manifesti l'immaturità di Sandoval come autore completo. Forse è solo una sua scelta di libertà, ma per me che leggo è forte la sensazione che si confondano i piani dell'infanzia, dell'adolescenza e della maturità in un calderone un po' "bamboccione", in cui i ragazzini lottano come guerrieri (come sognano di fare i ragazzini) e gli adulti non si comportano da adulti (cosa che un ragazzino non conosce e, di conseguenza, non può raccontare).
Se non fosse per i pesantissimi riferimenti musicali metal, mi sarebbe venuto spontaneo definirlo un fumetto "emo" (corrente che invece, musicalmente, si rifà al punk).
Leggendolo, mi ero immaginato che l'autore fosse poco più che adolescente, mentre invece Sandoval all'epoca della prima pubblicazione di questo fumetto aveva già 32 anni.
In conclusione: il volume è bello, ben confezionato, ben illustrato (a parte quella barba finta). Il connubio trama/illustrazioni è suggestivo anche se molto caotico.
Se siete sognatori che amano farsi rapire dalle suggestioni, questa storia può darvi delle belle soddisfazioni.
Se invece siete puntigliosi come me, storcerete il naso per via della trama e dei personaggi, ma potrete comunque godervi un volume corposo che riempie gli occhi.
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